
Una parte importante della ricerca del CRF viene realizzata in ambito internazionale. Dal 1980 il CRF è tra i promotori del Joint Research Committee of European Motor Vehicle Manufacturers, ora EUCAR, a cui partecipano i maggiori car makers per condividere programmi comuni di ricerca. Dal 1989 il CRF partecipa ai progetti di ricerca promossi dall’Unione Europea, collaborando con più di un migliaio di partner sia industriali che accademici in attività di ricerca precompetitiva di durata pluriennale. Si tratta non solo di centri di ricerca di fama internazionale e delle maggiori case automobilistiche europee, ma anche di Università e piccole e medie imprese. Negli oltre 500 progetti di ricerca precompetitiva intrapresi, vengono affrontati i diversi aspetti che possono contribuire al miglioramento del veicolo. Un veicolo a cui si chiede di essere sempre più sicuro, rispettoso dell’ambiente (sia nella sua produzione sia durante il suo utilizzo) e intelligente, capace di dialogare con gli altri veicoli e con le infrastrutture. È evidente l’evoluzione dai temi classici e tangibili dei primi progetti degli anni novanta, tendenzialmente legati alla meccanica dell’autoveicolo, verso temi quali la sicurezza, la mobilità e la tutela dell’ambiente. I progetti europei del CRF, costantemente concepiti in coerenza con le aree di interesse dei Settori del Gruppo Fiat, consentono di anticiparne i bisogni, costituiscono una forma di training delle risorse e, non da ultimo, permettono di partecipare alla definizione ed alla realizzazione delle roadmap europee di ricerca. Si instaura infatti uno scambio continuo di informazioni e di stimoli tra coloro che fanno ricerca, le Istituzioni comunitarie e la società: scambio che innesca un circolo virtuoso e indirizza l’attenzione sui temi più utili e sentiti. Cosa significa in pratica per un’azienda partecipare ad un progetto europeo? Innanzitutto significa mettere in gioco la capacità di cooperare con partner di altre nazioni con estrema attenzione a tempi e obiettivi programmati con un orizzonte temporale di 3-5 anni; significa dimostrare l’abilità di gestire budget di alcuni milioni di euro ma soprattutto l’assertività per coordinare il lavoro di decine di team di ricerca. Parallelamente in questi anni il CRF è diventato un attore di primo piano sulla scena delle consultazioni svolte dalle istituzioni Europee, attività con cui si dà voce all’industria e con la quale si esprimono le esigenze della ricerca nel settore privato in campo automotive. L’attiva partecipazione alle Piattaforme Tecnologiche europee, ovvero i forum internazionali che danno voce ai maggiori attori della ricerca, ad esempio, va in questa direzione. Ma non solo. Il CRF è costantemente attento agli sviluppi in termini di policy e regulation in ambito automotive. L’obiettivo è quello di guardare a Bruxelles non solo dal punto di vista delle opportunità di collaborazione con i migliori centri di eccellenza, ma anche del contesto in cui queste sono collocate, un contesto fatto di politiche e strategie di regolamentazione.
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